Citazioni

da: il giorno prima della felicità

Era Agosto, il mese in cui i bambini crescono di più.
La paura dopo un po’ si stanca.
Ma i pensieri sono come gli starnuti, scappano fuori all’improvviso e io li sento.
Ai lati degli occhi si aprivano le rughe e da lì scolava la malinconia.
Una persona ci mette una vita a riempire gli scaffali […] la soddisfazione di vedere crescere la propria cultura a centimetri come una pianta.
La luce del giorno accusa, lo scuro della notte dà l’assoluzione […] Nessuno chiede conto di notte. […] E’ una tasca rivoltata, la notte nella città […] Di notte la città è un paese civile.
Gli uomini hanno bisogno di momenti speciali per mostrare valore. Le donne sono più valorose nella normalità.
Anna parlava senza una briciola d’accento, una lingua di libri. Il suo fiato erano righe accarezzate. Si fermò come per andare a capo. Toccava a me.
"Ti ho aspettata fino a dimenticare cosa. Mi è rimasta un’attesa nei risvegli, saltando giù dal letto incontro al giorno. Apro la porta non per uscire ma per farlo entrare."
Appoggiai la tempia alla sua.
"Anna, è passata un’eternità."
"E’ finita. Ora incomincia il tempo che dura momenti." 
Non successe altro ai nostri corpi. Ci bastò il colmo delle labbra, il fiato inghiottito nel naso, mischiato ai pensieri. Era il debito pagato all’infanzia. […] Ci venne una stanchezza di traguardo.
I baci non si contano, questo non era il bacio uno, forse il millesimo di quelli aspettati. Nessun bacio è il primo, sono tutti secondi.
Sono fatta di foglie come un albero e riconosco un vento anche se non è mai venuto.
"La devi incontrare, la devi conoscere per potertela togliere dai pensieri. Non è per te. Ma non sei libero se non l’hai conosciuta."
Un vestito a fiori la stringeva, era carta argentata intorno a un mazzolino. […] Soffiai nel naso per anticipare l’odore da lontano.
Nessun coraggio sarà bello come questa paura.
Tra le tue mani conosco il mio uso, servo a questo.
"Sì", "Sì", dalle sue labbra uscivano le sillabe perfette. La chiamavo per farla respirare, la chiamavo per sentire "Sì".  Il suo sì mi chiamava.
Così ho saputo della felicità, che va dimenticata il giorno dopo.
Se Anna tornava mi trovava pronto, se no era scaduta la felicità. Non si caricava in corpo il nervo dell’attesa. Si vede che s’infervora quando non si sa che cosa c’è d’aspettare. […]
Uno capisce le cose quando gli arrivano addosso.
I pensieri erano panni stesi.
Dicevo cose giuste a vanvera.

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